Buongiorno a tutti, ci eravamo lasciati settimana scorsa con la prima parte dell’articolo sull’Alieno articolare e la joint by joint theory (parte 1), oggi andremo a concludere l’articolo parlando della KNEE SALVATION e SPINE SALVATION, altri due esempi di applicazione della del Joint by Joint approach.

KNEE SALVATION

Come ho anticipato nella parte 1, l’unica articolazione che fa eccezione alla Joint by joint theory è l’anca.
Essa è un crocevia di forze che si incrociano e si dipartono; forze che provengono dal tronco e dagli arti superiori e forze che arrivano direttamente dagli arti inferiori e dal terreno. A carico di questa articolazione possiamo quindi avere due deficit diversi con conseguenze differenti l’una dall’altra. Possiamo avere contemporaneamente un’anca instabile e un’anca poco mobile. Sembra un controsenso, ma non lo è.

Ipotesi uno: anca instabile nei movimenti sul piano frontale, ad esempio nello squat. E’ il caso delle innumerevoli persone che mentre eseguono l’esercizio, inconsciamente, senza rendersene conto e senza volerlo (ma anche senza farci caso), presentano movimenti di traslazione del femore (e per conseguenza della gamba) quasi sempre in intrarotazione. Questi movimenti porteranno nel medio periodo tensioni, stress e infine dolorabilità sul ginocchio. Ancora una volta, il problema non è nel ginocchio, ma in un deficit di forza degli stabilizzatori dell’anca. La soluzione è lavorare sugli stabilizzatori dell’anca e del femore: piccolo e medio gluteo, tensore della fascia lata, adduttore nella parte interna. Aggiungo che nella mia personale esperienza presso il mio centro personal, la risoluzione di queste problematiche su sportivi e sedentari ha una percentuale di riuscita quasi totale e viene completata nel giro di pochissime lezioni (2-4 per la maggior parte delle persone). Aggiungo anche, per ragioni di completezza, che le problematiche al ginocchio possono ovviamente essere dovute anche a una caviglia poco mobile. In quel caso la valutazione funzionale iniziale ci avrà dato indicazioni a riguardo e la soluzione sarà nella direzione di una mobilizzazione:

  • Ankle flex
  • Gru position
  • Lunge tri-dimension.

Statisticamente, però, questa possibilità è molto meno frequente.

SPINE SALVATION

Un altro tassello importante. Come già detto, l’anca può essere instabile e contemporaneamente poco mobile. Abbiamo visto la prima ipotesi nel paragrafo precedente, ora guardiamo la seconda (anca poco mobile).
L’anca può presentare una scarsa mobilità nei movimenti sul piano sagittale; in tutti questi la coscia, accentua l’estensione a livello della cerniera lombare. Questa compensazione è particolarmente visibile quando si eseguono degli slanci verso l’alto della gamba dalla posizione quadrupedica. Vedrai in questi casi curve lombari davvero accentuate. Le conseguenze saranno stress e tensioni trasferite verso l’alto, lombalgie e dolorabilità sulla bassa schiena. Il concetto da capire, come ricorda Boyle, è che anca e spina lombare sono strettamente collegate; la soluzione del dolore alla schiena non si trova nella schiena stessa, ma nelle anche.

La progressione suggerita da Boyle è estremamente logica:

  1. obliqui esterni deboli (e pavimento pelvi-co, mi permetto di aggiungere) permetto-no l’antiversione del bacino;
  2. l’antiversione del bacino permette allo psoas di accorciarsi;
  3. lo psoas accorciato inibisce i glutei;
  4. l’insieme di glutei deboli e psoas accorcia-to limita l’estensione dell’anca.

McGill, non a caso, dice: «Glutei deboli, schiena cattiva». La soluzione, in questo caso, è in direzione contraria rispetto al paragrafo precedente: prima di tutto bisogna mobilizzare, poi lavorare sulle catene cinematiche che si incrociano e agiscono sull’area.

Queste sono solo proposte e tracce di lavoro. Se tutto fosse così facile, certe problematiche non esisterebbero (beh, non è detto). Ti ricordo che un’altra causa dei dolori di schiena altrettanto frequente è un core debole. Boyle ricorda l’importanza dell’equilibrio tra
psoas e gluteo per risolvere diverse problematiche di back pain. In questo caso, un lavoro sui muscoli profondi del core e nello stesso tempo un lavoro monopodalico (One Leg Deadlift, Ponte Glutei) per rinforzare il gluteo sembrano essere la strada migliore.

spine salvation

 

L’appuntamento è per settimana prossima, di cosa parleremo?? Addominali, addominali e addominali: Side Plank & Flex On Forearm

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